Il merito degli ultimi
Quando essere bravi diventa la normalità, il merito rischia di smettere di fare rumore. Quanto bisogna allontanarsi dalle aspettative prima che qualcuno torni ad accorgersi di te?
A scuola c’è sempre un bambino che va bene.
Sempre.
E poi ce n’è uno che fatica.
Il primo è gratificato dai voti, dagli elogi e da certi sguardi.
L’altro è umiliato dalle insufficienze,
dalle critiche e dalle risatine dei compagni.
All’andamento del primo ci si abitua.
Piano piano calano le lodi,
perché da lui ci si aspetta il meglio.
Bravura e impegno non sorprendono più
e ciò che non sorprende non genera emozione.
Il secondo è spronato, rimproverato, aiutato.
Neanche il fallimento sorprende
ma dà speranza.
I dieci del primo passano in sordina.
Il primo sei del secondo diventa un successo.
“Complimenti! Lo dicevamo che eri capace!”
E a quello che si è sempre applicato?
“Beh, ma tu sei bravo, lo sappiamo!”
Quale merito fa più rumore, allora?
Bisogna forse cadere per farsi notare?
Crescendo, qualcuno impara a non cadere mai.
E il riconoscimento arriva
quando non serve più.
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