Sottolivello

Quello che pensiamo mentre facciamo finta di non pensarci.

Un nome ce l'ho. Il resto è un po' più complicato.

Mi chiamo Eva.


Ho l'età in cui il tempo ha già lasciato qualche traccia di sé. Te ne accorgi da quel capello bianco che provi a nascondere, ma ne spunta sempre un altro accanto; lo vedi dall'espressione degli occhi, ormai circondati da solchi così ramificati da sembrare il delta del Gange visto via satellite; lo senti dal rumore metallico che le giunture iniziano, piano piano, a produrre ogni volta che ti alzi dal letto.


Un tempo beffardo che si dimentica troppo spesso di concedermi il lusso di pensare un po' a me stessa.


Ci sono figli grandi, ma ancora da accompagnare nel viaggio verso l'indipendenza, cose da tenere insieme e giornate che sembrano appartenere a tutti tranne che a chi le attraversa.


Questo tempo, un po' amico da coccolare e un po' nemico da eliminare, oltre a capelli bianchi e zampe di gallina ha lasciato — e sta ancora lasciando — una quantità di esperienza che, francamente, avrei preferito acquisire con un sistema meno pratico delle botte in testa che la vita distribuisce con grande generosità.


Sono in quel punto della linea del tempo in cui si comincia ad avere abbastanza passato da poterlo guardare con una certa distanza, ma non così tanto da non poter ancora guardare al futuro.


Non ho ancora capito molte cose. Alcune, sospetto, non le capirò mai. Tuttavia, col tempo ho sviluppato una certa insofferenza per le spiegazioni semplici.


Non perché ami complicare le cose. Ne farei volentieri a meno. Ho semplicemente iniziato a sospettare che le spiegazioni troppo semplici siano, spesso, un punto messo alla fine di domande complesse. Come a dire: «Smetti di fare domande».


Scrivere, per me, è una valvola di sfogo. Un modo per prendere i pensieri che nella mia testa si accavallano, si interrompono, cambiano direzione senza avvisare e costringerli a disporsi uno dopo l'altro.


Metterli nero su bianco non significa necessariamente averli capiti.


Ma almeno, una volta scritti, smettono di correre in cerchio.